Per scudo si intende genericamente un’arma difensiva di cuoio, legno o metallo che può essere tenuto sia al braccio sia nella mano opposta a quella armata. L’uso dello scudo si può fare risalire addirittura all’età del Bronzo, né fu sconosciuto a Egiziani, Sumeri, Assiri, Persiani, Greci, Romani...
Fra l’XI e il XII secolo si cominciò ad usare in Europa uno scudo a forma di aquilone, conosciuto come “normanno” (o gotico) perché usato da Guglielmo il Conquistatore durante la battaglia di Hastings (1066). Fu usato anche durante la Prima Crociata, e divenne comune colorarne il “campo”, rinforzato da strisce di metallo. Da queste strisce, spesso colorate diversamente dal campo, probabilmente ebbero origine le prime pezze araldiche (ad esempio, lo scaglione, il palo, la fascia...).
Questo tipo di scudo era anche fornito di lacci che rendevano possibile appenderlo al collo, per maggiore protezione di chi lo indossava.
Durante il corso del XIII e XIV secolo lo scudo normanno divenne meno alto, assumendo la forma della piastra di un ferro da stiro: in effetti, in inglese viene detto “heater shaped” = a forma di ferro da stiro. In questo periodo il campo dello scudo cominciò ad essere ornato da simboli araldici.
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Spesso le figure tridimensionali venivano realizzate utilizzando del cuoio ammollato nell’olio, che veniva poi pressato o modellato su una forma. In seguito veniva applicato allo scudo utilizzando della tela gessata e colorato. Spesso il tutto veniva rinforzato da bande o chiodi metallici.
Durante il XV secolo si svilupparono vari tipi di scudo, fra i quali ricordiamo i
pavesi (v. fig.4.7), che riparavano i soldati in piedi essendo larghi e alti, capaci di
rimanere dritti; le targhe, che potevano essere portate sul braccio e piccoli scudi
rotondi che potevano essere tenuti in mano dotati -- a volte -- di ganci per
appendere piccole lanterne.
Lo sviluppo dell’arco, dell’armatura a piastre e -- successivamente -- delle armi
da fuoco, resero in seguito lo scudo quasi inutile, e venne utilizzato soltanto
durante i tornei, pur rimanendo elemento indispensabile all’araldica.
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